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Tanto tempo fa, in un’isola lontana lontana…

Tanto tempo fa, in un’isola lontana lontana…

L’11 luglio evoca parecchie suggestioni: il calcio, con il quarantennale (quest’anno) della storica vittoria dell’Italia ai Mondiali di Spagna e (l’anno scorso) agli Europei; e gli scacchi. Oggi ricorrono 50 anni esatti dall’inizio del “match del secolo” fra il detentore Boris Spasskij e lo sfidante statunitense Robert James Fischer. Più che un match, un simbolo per centinaia di migliaia di scacchisti. Lo “rileggiamo” nell’interpretazione di Sergio Sollima!

La storia degli scacchi annovera sfide mondiali di grande significato tecnico e umano, in cui si sono cimentati giocatori dagli stili e dai caratteri diversi. A partire dallo scontro fra P. Morphy e A. Anderssen, brillanti interpreti di un gioco spregiudicatamente tattico, intessuto di sacrifici e di combinazioni geniali. Ma con lo statunitense e il tedesco siamo ancora in una fase per così dire preistorica degli scontri al vertice. La vera storia dei campionati mondiali ha inizio con l’austriaco W. Steinitz, profeta di alcuni fondamentali strategie valorizzate nel gioco moderno, dominatore di scontri mondiali per quasi un trentennio. Fino a quando non dovette cedere il passo al tedesco E. Lasker, a sua volta incontrastato dominatore per circa un ventennio. Non ci saranno più supremazie così durature: dopo l’anno del cubano J.R. Capablanca, il grande sovietico A. Alechin risulterà vincitore per tre edizioni; perderà, poi, con l’olandese M. Euwe, ma ritornerà sulla breccia ancora nel 1937. Ecco poi l’irruzione sulla scena dell’altro sovietico M. Botvinnik, sconfitto, negli anni, dai connazionali V. Smyslov e dall’immenso M. Tal, a testimoniare la superiorità della scuola sovietica. M. Botvinnik dovrà cedere definitivamente le armi nel 1963 a Tigran Petrosjan, che sarà poi scalzato da B. Spasskij. Arriviamo, così, all’evento di cui si celebra il cinquantennio: la sfida mondiale, disputatasi a Reykjavík fra l’11 luglio e il 3 settembre del 1972, fra B. Spasskij e B. Fischer. Cosa differenzia questo incontro dagli altri scontri mondiali, sia quelli che lo hanno preceduto che quelli che lo seguiranno? Cosa gli dà un fascino particolare, che gli anni trascorsi non offuscano? Spasskij – Fischer non fu soltanto un incontro di scacchi fra i due più forti giocatori del momento, fu il confronto fra due mondi, due scuole, due visioni del gioco e, forse, della vita. Da un lato la celebrata équipe sovietica, all’interno della quale Spasskij aveva costruito le sue basi e perfezionato il suo talento; durante il match, che diventò il primo fenomeno mediatico di grande risonanza nel mondo degli scacchi, Spasskij poté avvalersi di una serie di validissimi collaboratori, sempre pronti a suggerirgli le varianti più insidiose per l’avversario. Dall’altra B. Fischer, il genio statunitense autodidatta, con il solo padre W. Lombardy – scacchista di talento ma di relativa statura internazionale – a fargli da secondo. L’incontro diventa – viene da parlarne al presente – un tassello significativo nel grande puzzle della guerra fredda, che ha come scenario le 64 caselle del nobile gioco. Il mondo intero, non solo gli appassionati del gioco, guarda con interesse e curiosità all’evento, i cui significati vanno oltre il mero confronto scacchistico fra due giocatori diversi: da una parte il sovietico, raffinato e insieme solido, dall’altro lo statunitense, giocatore universale, con una profonda visione strategica coniugata a un geniale senso tattico. Il match si conclude con la vittoria di Fischer: 7 vittorie, 13 patte, 3 sconfitte. Si trattò di un incontro epocale, ben presto investito da un alone quasi da leggenda, che trascese il significato agonistico, pur denso, a sua volta, di contenuti: fu una sorta di epico sigillo alla figura e alla carriera di B. Fischer. Fischer, poi, rimase prigioniero dei propri fantasmi, il campionato del mondo del 1972 fu l’ultima sua grande impresa: così lo statunitense è definitivamente consegnato al mondo del mito, in cui il tempo sembra cristallizzarsi e i bagliori delle grandi imprese non si spengono. Quel mito, oggi, celebriamo, con l’ammirazione di sempre.
(© Sergio Sollima 2022)

Eppure, le premesse erano tutte contro Bobby: il sistema scacchistico sovietico schierato in pompa magna, il fatto che non avesse mai vinto contro il Campione in carica… E, tanto per non farsi mancare nulla, la sconfitta clamorosa per una svista storica (che ben figurerebbe nell’articolo “Cappelle di livello“) nella prima partita del match. Che vi ripropongo qui, con i commenti del grande Botvinnik!

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