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Archivio dei tag Regina

Happy Birthday, GOAT!

Ultimamente, nonostante le batoste che ho subito in quel di Floresta (torneo, mio e del Principino, su cui tornerò successivamente, perché molto istruttivo), mi sono appassionato assai a un sistema di gioco che può essere sia anti-Siciliano che anti-Francese: il cosiddetto Attacco Indiano. Alcuni, troppo ottimisti!, lo definiscono “il repertorio di attacco definitivo”: sebbene secondo me molto utile e interessante, non è imputabile come causa “finale” degli Scacchi. Come si sa, quasi a ogni livello uno dei modi principali per vincere rapidamente negli scacchi è creare un attacco devastante sull’ala di Re. Ma molte aperture sono progettate per un gioco difensivo tranquillo. A parte l’Attacco Jugoslavo titpico della Variante del Dragone, c’è un’apertura che vale la pena di studiare, ed è l’Attacco Indiano. Questo sistema, noto anche come Sistema Barcza, è un repertorio molto flessibile piuttosto popolare negli scacchi di alto livello: apparentemente, il Bianco imposta una posizione solo difensiva che a prima vista sembra molto sottile, ma a un secondo sguardo, facile da maneggiare per il Nero. La posizione “base” spesso nasce dalle mosse del Bianco 1. Cf3, seguita da g3,  Ag2 e un rapido arrocco corto: una strategia apparentemente passiva, ma, come si suol dire, è sempre bene non giudicare una mossa dall’aspetto ma piuttosto dall’effetto. L’idea del Bianco è di giocare h2 -h4 e bloccare lentamente (quasi in un “restraint“) il Nero sul lato di Re portando i suoi pezzi nelle case ottimali da cui attaccare direttamente il Re nero. Esistono ovviamente altre sequenze di mosse con cui il Bianco può entrare esattamente nella stessa posizione: per esempio, 1. e4 seguita ancora da g3, Ag2 e arrocco.
La prossima mossa del bianco sarà d3, e il Bianco può conquistare, attaccare

Campionato Provinciale a Squadre: il punto – 5a giornata

Sabato 12 gennaio la sede di Cassino (presso la “Casa della Cultura”, parco Baden Powell) ha ospitato il penultimo turno dell’apprezzatissimo Campionato Provinciale a Squadre 2018/19. E proprio la formazione di Cassino, come forse fin dall’inizio si poteva ipotizzare e nonostante il massiccio turn over messo in atto in tutti gli incontri, battendo nel “ritorno” Sora con un secco 3 a 1 ha conquistato il titolo, con una giornata d’anticipo. A dire il vero, il quadro pareva già delineato dall’ultimo turno del 2018, allorché -pur pareggiando abbastanza sorprendentemente contro il valoroso Valcomino- la formazione dell’ “Erre J Effe” aveva a sua disposizione un ampio ventaglio di risultati per aggiudicarsi il Campionato: il cospicuo vantaggio accumulato proprio su Valcomino (5 punti) permetteva ai Cassinati di guardare con fiducia ai successivi due incontri, nei quali il pareggio sarebbe bastato per mettere in cascina il titolo. Da fonti solitamente abbastanza attendibili abbiamo appreso che la risonanza del Campionato, già vastissima, è stata attentamente monitorata da una task force nominata dalle FIDE (che come certamente ricorderete ha vanamente tentato di boicottare la manifestazione, mettendo in programma in quasi contemporanea un oscuro e moscio campionato individuale fra giovinotti di belle speranze). Gli esperti FIDE (si vocifera che fossero un quintetto

La Donna Scandinava

Il 21 Dicembre è il solstizio d’inverno. Chiamatelo come volete: “Alban Arthuan” (ovvero “la rinascita del Dio Sole”) come i Celti; “Yulè” (ovvero la “ruota dell’anno”) come i Germani; “Jul” (“ruota solare”) come i Norvegesi o “July” (“tempesta di neve”) come i Finnici; “Juvla” come i Lapponi o “Karatciun” (il “giorno più corto”) come i Russi: non cambia nulla, è il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno per l’emisfero Nord. Ed è l’inizio dell’inverno… E come celebrare l’inizio dell’inverno, se non con l’apertura più settentrionale di tutte?
La Difesa Scandinava non ha mai goduto di vasta popolarità, anche se la sua recente adozione da parte del Maestro Sergio Sollima rischia di rinverdire l’interesse, in verità mai sopito, per questa apertura. Si tratta di una sequenza molto antica, non priva di pregi (il compianto ed estroso danese Bent Larsen -uno dei più forti giocatori occidentali del secolo scorso, scomparso nel 2010 per un’emorragia cerebrale- amava definirla come un miglioramento della Caro-Kann, e con essa sconfisse a Montreal nel 1979 il Campione del Mondo Anatolij Karpov), ma decisamente poco giocata. Infatti, le statistiche mostrano che è solo la

Sulle sponde del Volga

Credevate che ci occupassimo soltanto degli alieni sulle 64 caselle? Eh, no! Anche gli scacchi dei comuni mortali hanno un fascino particolare, specialmente se di fronte si siedono due generazioni di scacchisti. Da un lato, con il B, Alex Melchior, forte Candidato Maestro in rapida ascesa, campione di quella Minturno che tante nidiate di eccellenti giocatori sta sfornando. Dall’altro, col N, il sempreverde 1N Sergio Sollima, il cui nome, a Cassino e in provincia di Frosinone, è assoluto sinonimo di “scacchi“. Non a caso io, che di fatto sono il prodotto del suo affettuoso ammaestramento, e mio figlio lo chiamiamo “Il Maestro“.

Durante il 1° torneo sociale “La Torre” ad Atina, i due si sono incontrati per la prima volta sulla “lunga distanza”. Ne è uscita una partita “difficile” e molto interessante, che -inviata da Sergio in risposta al mio invito- propongo qui, con analisi mie. Mi aspetto sia commenti, che -soprattutto!- correzioni.
Buon divertimento!

Fischer-Karpov 1975, la sfida che manca

Tutti conoscono la storia del mancato match fra Bobby Fischer, l’uomo che sconfisse un sistema, e il grande Anatolij Karpov, lo scacchista di ghiaccio. Dopo aver stravinto la sfida del secolo contro Boris Spasskij nel 1972, l’americano si eclissò completamente dalle scene, scacchistiche e non. Giunse il momento di difendere il titolo mondiale, secondo il consueto calendario triennale della FIDE, e fu a quel punto che accadde il fattaccio.

Da Wikipedia:
«Nel 1975 giunse il momento in cui Fischer dovette difendere il titolo contro Anatolij Karpov. Fischer non aveva giocato una sola partita ufficiale da quando aveva vinto il titolo e stese delle condizioni vincolanti per il match. La FIDE accolse diverse delle sue richieste, ma non accettò quella sul come l’incontro sarebbe stato vinto. A partire dal congresso FIDE del 1949, la regola era che gli incontri del Campionato del Mondo erano composti di un numero massimo di 24 partite, con vittoria al primo giocatore che otteneva 12,5 punti. In caso di parità sul 12 a 12, il campione in carica manteneva il titolo. Fischer sostenne che questo sistema incoraggiava il giocatore in testa a pattare le partite, il che non era un bene per gli scacchi. Egli propose un incontro con un numero illimitato di partite, con il primo giocatore che arrivava a dieci vittorie come vincitore, le patte non contavano. In caso di punteggio che arrivava sul 9 pari, il campione (Fischer) avrebbe mantenuto il titolo. In effetti ciò significava che Fischer aveva bisogno di vincere nove partite, mentre Karpov ne doveva vincere dieci. La FIDE non accettò queste condizioni e quindi Fischer rinunciò al titolo. Karpov divenne campione per abbandono dell’avversario».

Tutti si sono sempre chiesti come sarebbe andato il match; parecchi sono convinti che il sovietico avrebbe avuto la meglio. Manca qualsiasi controprova, ma c’è chi si è divertito a far disputare fra due motori il confronto, assegnando dei “parametri di personalità” alle macchine. È andata che, sulle 8 partite,