• +393348308891
  • errejeffe@gmail.com

Inversione di rotta

Inversione di rotta

(NOTE BASATE SU ANNOTAZIONI RACCOLTE IN INTERNET)
Con qualche giorno di ritardo, vi propongo, dopo 50 anni dallo svolgimento, la partita del “Match del secolo” che di fatto segnò lo spartiacque della sfida e l’anticipazione del cambio della guardia sul trono degli Scacchi. La sesta del match rappresentò il momento in cui l’ago della bilancia iniziò a pendere vistosamente verso lo sfidante americano, con il Campione sempre più in affanno e incapace di una reazione decisiva.
Dopo cinque partite il punteggio era clamorosamente pari (2½-2½), visto l’inopinato 2-0 iniziale legato anche al forfait dell’americano nella seconda partita. Ma fu Fischer a prendere l’iniziativa nella sesta partita, giocata il 23 luglio 1972, e a mantenere il vantaggio psicologico sulla scacchiera e fuori. Le sue incessanti richieste prima del Campionato del Mondo avevano creato un’enorme tensione per Boris Spassky. Ad aumentare le sue preoccupazioni c’era l’incertezza se il match stesso si sarebbe svolto o meno. Come ci si prepara ad una partita quando l’avversario non si degna nemmeno di presentarsi alla cerimonia di apertura? La rinuncia alla seconda partita e tutti i capricci prima della terza ebbero l’effetto di dare uno scossone terribile all’equilibrio mentale di Spassky. Come se non ci fossero abbastanza problemi, Boris subì una tremenda pressione da parte delle autorità sovietiche di lasciare il match piuttosto che sottomettersi alle richieste, continuamente diverse, di Fischer. Spassky ebbe a dire in seguito:
“Pochi giorni prima della terza partita ho parlato per mezz’ora al telefono con Pavlov [Sergei Pavlov, ministro dello Sport dell’URSS], che mi ha chiesto di dare un ultimatum che né Fischer, né gli organizzatori, né il Presidente della FIDE, Max Euwe, avrebbero mai potuto accettare. Ciò avrebbe posto sicuramente fine al match. Tutta la conversazione consisteva in uno scambio senza fine di due frasi: “Boris Vasileyvich, devi dare l’ultimatum!” – “Sergey Pavlovich, giocherò la partita!” Dopo questa conversazione rimasi a letto per tre ore, stavo tremando. Ho salvato Fischer, giocando la terza partita. In sostanza ho firmato la capitolazione dell’intero match“. Decenni dopo, riprendendo il tema, riassunse così il suo dilemma: “C’era solo un modo in cui avrei potuto vincere quel match: prima della terza partita, quando Bobby ha iniziato a lamentarsi, avrei potuto rifiutarmi di giocare e rinunciare al titolo. Ho pensato di farlo, ma ero il Re degli Scacchi e non potevo tornare indietro sulla mia parola. Avevo promesso di giocare match. Di conseguenza ho rovinato il mio umore combattivo…”

La sesta partita ha visto il campione del mondo ancora intontito e vacillante per lo shock dopo tutti i colpi al corpo che aveva ricevuto. Ma che dire di Fischer? Non poteva più giocare 1.e4 senza imbattersi sicuramente in un altro campo minato siciliano preparato da Geller & co. Quindi avviò un geniale “Piano B”, aprendo con 1.c4. Non avrebbe dovuto essere una sorpresa per Spassky e Geller. Bobby aveva giocato l’apertura inglese contro Polugaevsky all’Interzonale del 1970, e il suo avversario si era assicurato la patta solo dopo un grande disagio e drammatiche difficoltà. Bobby Fischer ripetè la stessa apertura nell’ultimo round contro Oscar Panno, che perse di proposito per protesta contro il cambiamento dei tempi di riflessione durante il torneo. Tutto questo avrebbe dovuto mettere in guardia i Sovietici, ma non successe. Nei successivi match dei Candidati contro Taimanov, Larsen e Petrosian Fischer aveva aperto, con il Bianco, soltanto con la “sua” 1.e4 (“Best by test”). Quindi la possibilità che Bobby Fischer muovesse qualcosa di diverso dal pedone di Re non fu presa in considerazione seriamente, come avrebbe dovuto essere. Solo Geller (tra l’altro, la bestia nera di Fischer) era preoccupato perché voleva che Spassky fosse preparato a qualsiasi evenienza.

Ciò che avvenne nella sesta partita del match è eloquentemente descritto dal GM Robert Byrne in Chess Life & Review, ottobre 1972, pagine 607-609:

Il colpo più grande per la sicurezza di sé di Spassky è stata la sesta partita. Per la prima volta nella sua vita, Bobby ha giocato con il Bianco un Gambetto di Donna, avendo sempre sostenuto che fosse “noioso e pattaiolo“. E ha battuto Spassky, che non aveva mai perso una partita con la sua variante Tartakower! I fatti nudi non sono abbaglianti, non hanno bisogno di abbellimenti. Basta giocare non solo sulla scacchiera, ma anche sulla mente dell’avversario.

 

Questa partita rappresentò il drammatico punto di svolta nel match. Da quel momento, fu piuttosto chiaro
No tags for this post.
admin

Devi aver fatto il login per pubblicare un commento.