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Category ArchiveLe spalle del Gigante

Happy Birthday, GOAT!

Ultimamente, nonostante le batoste che ho subito in quel di Floresta (torneo, mio e del Principino, su cui tornerò successivamente, perché molto istruttivo), mi sono appassionato assai a un sistema di gioco che può essere sia anti-Siciliano che anti-Francese: il cosiddetto Attacco Indiano. Alcuni, troppo ottimisti!, lo definiscono “il repertorio di attacco definitivo”: sebbene secondo me molto utile e interessante, non è imputabile come causa “finale” degli Scacchi. Come si sa, quasi a ogni livello uno dei modi principali per vincere rapidamente negli scacchi è creare un attacco devastante sull’ala di Re. Ma molte aperture sono progettate per un gioco difensivo tranquillo. A parte l’Attacco Jugoslavo titpico della Variante del Dragone, c’è un’apertura che vale la pena di studiare, ed è l’Attacco Indiano. Questo sistema, noto anche come Sistema Barcza, è un repertorio molto flessibile piuttosto popolare negli scacchi di alto livello: apparentemente, il Bianco imposta una posizione solo difensiva che a prima vista sembra molto sottile, ma a un secondo sguardo, facile da maneggiare per il Nero. La posizione “base” spesso nasce dalle mosse del Bianco 1. Cf3, seguita da g3,  Ag2 e un rapido arrocco corto: una strategia apparentemente passiva, ma, come si suol dire, è sempre bene non giudicare una mossa dall’aspetto ma piuttosto dall’effetto. L’idea del Bianco è di giocare h2 -h4 e bloccare lentamente (quasi in un “restraint“) il Nero sul lato di Re portando i suoi pezzi nelle case ottimali da cui attaccare direttamente il Re nero. Esistono ovviamente altre sequenze di mosse con cui il Bianco può entrare esattamente nella stessa posizione: per esempio, 1. e4 seguita ancora da g3, Ag2 e arrocco.
La prossima mossa del bianco sarà d3, e il Bianco può conquistare, attaccare

Buon compleanno al più grande di tutti

Il 9 Marzo del 1943 nasceva a Chicago Robert James Fischer, universalmente noto come Bobby. Le controversie sulla sua persona sono innumerevoli, e dozzine di libri gli sono stati dedicati, sia in relazione al suo gioco fantastico, che in relazione alla sua complessa e difficile personalità. Non tutti, ma moltissimi (fra cui io…) lo ritengono il più grande giocatore di tutti i tempi, se fosse effettivamente possibile stilare una classifica del genere. Certo, la brevità della carriera -se rapportata a parecchi altri grandi Campioni del passato e del presente- rende difficile sostenere questa affermazione. Per esempio, di Fischer esistono soltanto 1.097 partite documentate dal 1953 al 1992, di cui 850 circa giocate nel periodo 1956-1972, laddove, per fare un confronto, Magnus Carlsen ha già giocato oltre 3.600 partite in soli 22 anni. Eppure, nessuno, nella storia degli Scacchi, ha raggiunto finora le performance del grande Bobby: a fronte di un regno assoluto di soli 3 anni (anche se era già considerato da qualche anno il più forte di tutti), nessuno ha mai messo tra sé e il secondo al mondo come punteggio Elo l’impressionante gap che Fischer mise fra sé e il numero 2 dell’epoca, il Campione del mondo Spasskij (90 punti nel 1971); ha uno score (come si dice in gergo pugilistico) di +433 -87 =247 (pari al 72.6% di punti ottenuti), mentre, sempre per paragonarlo al Mozart degli Scacchi, quest’ultimo ha “solo” +724 -273 =797 (il 62.6% dei punti conquistati). Soltanto José Raul Capablanca e Aleksander Alekhine, entrambi con molte più partite giocate, vantano percentuali superiori, sebbene di poco: 73.1% il Grande Cubano, 74.1 la Furia Russa. Non va mai dimenticato, poi, che se oggi archivi, riviste e Internet sono patrimonio di tutti, anche dei ragazzini, all’epoca Fischer dovette imparare il Russo per aggiornarsi, e fu capace, da solo, di sconfiggere l’intera organizzazione scacchistica sovietica. Davanti a questi risultati sportivi, contestualizzati e, per quel che possibile, “assolutizzati”, è difficile contrastare l’idea che Bobby Fischer sia stato davvero il più grande scacchista in assoluto. Ha giocato poco? Sì, è vero. Ma credo, a posteriori (anche se ovviamente manca la controprova), che avesse già dato il meglio di sé nel 1972, quando raggiunse il culmine a cui un essere umano può forse ambire nel campo della maestria scacchistica. Chissà, forse il suo precocissimo ritiro ci ha, fortunatamente, privato della tristezza di vedere (oltre il declino dell’uomo) il tramonto lento e tormentoso di un genio. Perché tutti -tutti!- abbiamo una parabola: e le parabole prima o poi scendono…
Sulla vexata quaestio, c’è un bel filmato, che non porta alle mie conclusioni, ma mette a confronto i maggiori Elo, periodo per periodo.

Ci sono tante partite in giro del grande Bobby; io, in questo blog, mi sto dedicando principalmente alle gemme meno conosciute. Non farò eccezione neanche stavolta, e perciò, come omaggio al nostro Festeggiato, ve ne presento una che, non notissima, costituisce, per la variante giocata dall’undicesimo Campione del Mondo, un particolare motivo di interesse per Alex, per me e per… Maxime Vachier-La Grave, che usa più di una variante mutuata da Fischer. L’ultima volta, però, al Tata Steel non è che gli sia andata benissimo
Vediamoci dunque questa breve partita, che dimostra una volta di più le straordinarie qualità di Fischer. Giocata all’Interzonale di Stoccolma del 1962, a 19 anni, è la sua 362a partita, e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che si assisteva già alla metà della carriera di colui che ebbe a dire: «All I want to do, ever, is play chess».

“E Fischer?”, vi starete chiedendo. Tutti sostengono che usò meno di dieci minuti; alcuni dei presenti affermano che riflettè per  meno di tre minuti complessivamente.

Auguri al Re assoluto degli Scacchi.

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17 Gennaio

Questo non è un giorno fausto per il mondo degli scacchi.

Il 17 gennaio del 2008 moriva a 64 anni a Reykjavik, nell’Islanda in cui aveva trovato rifugio, Robert James Fischer, l’undicesimo Campione del Mondo, l’uomo che seppe sconfiggere la macchina sovietica. Per me, il più forte e grande scacchista di ogni tempo; un uomo che seppellì il suo mito molto prima di morire.

Senza polemiche (ce ne sono sempre tante, quando si parla di lui), presento (col commento principale di Cyrus Lakdawala, come si può leggere nel suo libro “Fischer: move by move“: un MI prolifico che mi onora della sua amicizia) una delle due partite che mi hanno reso attraente l’Attacco Indiano, e che mostrano le capacità dell’americano.

Curiosamente, molti temi di questa partita sono presenti in una che ho giocato recentemente online, in tempi Rapid, contro un valente avversario. Magari un giorno ne parleremo, ma non in questa sezione del sito…

Rest in peace, Old Man: your moves will live forever!

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Aperture approfondite

Come si sa, mi diletto a leggere anche qualche rivista in Inglese. Alcuni mesi fa, apparve un articolo molto interessante del giovane GM statunitense John Burke. Probabilmente è poco noto anche fra gli scacchisti più smaliziati, eppure è un prodigio degli scacchi: classe 2001, Burke ha raggiunto una valutazione Elo di 2601 a settembre 2015, rendendolo il giocatore più giovane di sempre a raggiungere una valutazione di 2600 o superiore. L’articolo si intitola “Not so wide, yet quite deep (Non molto ampio, ma piuttosto approfondito)”, e prende in esame il repertorio di aperture

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La mossa inspiegabile

Il 31 marzo del 1970, giusto 50 anni fa, iniziò il match a squadre fra URSS e Resto del Mondo. Erano i tempi del dominio assoluto dei Sovietici, che schieravano in prima scacchiera il Campione del Mondo in carica Boris Spasskij, in seconda l’ex Campione Tigran Petrosjan (sconfitto appena l’anno prima dopo sei anni di regno), in 6a, 8a e 9a altri tre ex Campioni del Mondo (rispettivamente Smyslov, Botvinnik e Tal), mentre in 3a e in 10a (che lusso!) niente di meno che Victor Korçnoj e Paul Keres. Roba da brividi, mica barzellette… Il Resto del Mondo replicava con un inedito Bent Larsen in prima scacchiera, mentre Bobby Fischer giocava “solo” in seconda. Come detto, questa partita faceva parte del match che ebbe luogo nel 1970 tra l’Unione Sovietica e il Resto del Mondo. Ci fu una feroce polemica su chi avrebbe dovuto giocare in 1a scacchiera per la squadra RdM: Bobby Fischer o Larsen. Il danese pretese, con qualche ragione,

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Indiano… al contrario.

Robert James Fischer era nato 77 anni fa, il 9 marzo 1943. Un “Pesci” (magari il segno zodiacale c’entra poco con gli Scacchi, ma Bobby lo condivide con un buon numero di personaggi famosi e tormentati…) che realizzò una carriera incredibile sotto il profilo sportivo, come molte statistiche dimostrano (e anche su Chess.com si possono trovare articoli interessanti al riguardo); che finì, un po’  come i Beatles, stritolato dal suo stesso successo; che si smarrì al punto di deragliare con tutta la sua vita, fino al drammatico epilogo finale, ben descritto sia nel fascicolo monografico di ACM che nella biografia di Frank Brady. Non intendo parlare delle enormi problematiche dell’uomo-Fischer: chi ha tempo e voglia troverà un saggio di straordinaria importanza nell’opera di Reuben Fine, scacchista mondiale, psichiatra e psicoterapeuta.

A  me piace ricordare il Fischer che, solo contro un intero sistema, strappò il titolo all’URSS; l’immenso giocatore problematico che affermò:

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Bobby Fischer e le “lampo”

Larry Parr (1946-2011), autore originario di questo articolo, è stato editore della rivista Chess Life dal 1985-1988 e ha scritto numerosi articoli e libri sugli scacchi. È stato anche  coautore di “The Bobby Fischer I Knew“, in collaborazione con Arnold Denker.
Quella di seguito è la traduzione di un articolo originariamente pubblicato in Inglese nel 2012 da che sul suo sito (The Chessdrum) riprese l’articolo di Parr. La prima pubblicazione avvenne sulla defunta rivista World Chess Network nel lontano 2002: era una storia su Bobby Fischer e la sua abilità nel blitz. Come sapete, io sono convinto che il mondo degli scacchi ha tuttora un debito enorme con Fischer: se  siete pronti, fate un bel respiro… e Bianco in moto!

 

Larry Parr, 
1 settembre 2002
Gli Scacchi lampo di Bobby Fischer

C’è un preconcetto diffuso sulle presunte scarse capacità di Bobby Fischer come giocatore blitz. La mia opinione è che

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Partite (meno note) da ricordare – Sidney Norman Bernstein contro Erre J Effe

Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos, gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvenimur et extollimur magnitudine gigantea. (Iohannes Saresberiensis, Metalogicon, 1159)

Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani assisi sulle spalle dei giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro, non perché abbiamo una vista più acuta o altra particolarità fisiologica, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro mole gigantesca. (Giovanni da Salisbury, Metalogicon, 1159)

Ho deciso di inaugurare una sezione intitolata appositamente al giocatore da cui la sezione di Cassino (Erre J Effe) prende il nome. Il titolo dice tutto: “Le spalle del Gigante” esprime direttamente l’opinione che ho di Robert James Fischer, del quale giovedì scorso, 17 Gennaio, è stato l’undicesimo anniversario della morte. Una morte tristissima, che lo colse in quella Reykjavik che lo incoronò Campione del Mondo nel 1972, per via delle mille e mille vicissitudini che l’uomo-Fischer attraversò a partire dall’ambivalente data del 1° Settembre di quell’anno, in cui un sogno si realizzò ma una vita si infranse definitivamente e per sempre. Ora forse l’uomo ha trovato il riposo che un’esistenza infelice gli ha sempre negato.

Non intendo in questa sede ricordare i molteplici record, i risultati e le considerazioni che pongono Fischer