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A zonzo per le scacchiere – 1

A zonzo per le scacchiere – 1

Cos’è una simultanea? È un effervescente show scacchistico, una festa in famiglia con un invitato speciale, uno spettacolo anche visivamente coinvolgente, con le tante scacchiere e le tante teste schierate in fila e un signore itinerante che, man mano che le partite finiscono, rende più serrato il suo girovagare. Dal punto di vista tecnico, presenta una serie di particolarità non prive di interesse. Intanto è un’occasione per chi vi partecipa di cimentarsi con un GM o comunque un giocatore di nota forza (con il quale non si avrebbe altrimenti la possibilità di giocare, a meno di far parte di un circolo prestigioso) nonché un buon allenamento per lo stesso simultaneista oltre che, in alcuni casi, una forma di autopromozione. Il simultaneista deve visualizzare in poco tempo e dall’alto tante posizioni: è ovvio che maggiore è la resistenza degli avversari nel loro complesso, maggiore l’impegno per lui. Quando le scacchiere in gioco si riducono,

si accrescono le difficoltà per gli avversari dal momento che il simultaneista può concentrarsi su un numero minore di posizioni. L’avversario del simultaneista considera la patta come un grande risultato ed è combattuto fra due orientamenti strategici: da una parte mira alle semplificazioni – per cercare di pervenire a una situazione di parità – dall’altra non disdegna le complicazioni che, in generale, non fanno piacere al simultaneista, soprattutto quando ha ancora molte scacchiere da gestire. La convenzione universalmente accettata esige che il giocatore debba fare il suo tratto non appena il simultaneista arriva alla sua scacchiera: si tratta quindi di regolare i propri tempi di riflessione sulla “camminata” del maestro. È ovvio che quando il simultaneista si è sbarazzato della maggior parte degli avversari, per chi resiste è inevitabile giocare più o meno lampo, magari proprio quando la partita è in una fase decisiva.

Negli anni in cui ero una terza nazionale in ascesa, giocai in simultanea contro Yuri Averbach (a Cassino) e contro Sergio Mariotti (a Picinisco). (NdW: mai occasione di ricordo fu più appropriata! Come si ricorderà, lo scorso 8 Febbraio il GM ex-sovietico -decano degli Scacchisti- ha compiuto 99 anni! E giusto una settimana dopo, Sergio Sollima ne ha compiuti… parecchi in meno). Le partite esprimono bene la differenza di stile fra i due. Il sovietico è ovviamente impostato in modo ineccepibile, è un giocatore solido, esperto, che non ti concede nulla e procede, anche a piccoli passi, verso la vittoria. Viene in mente l’atteggiamento della safety first attribuito a José Raúl Capablanca. L’italiano è stato espressione di un talento notevole portato al massimo grado di competitività, con una preparazione teorica sicuramente buona ma imparagonabile a quella della scuola sovietica dell’epoca. Nella partita con Averbach, esco fuori abbastanza bene dall’apertura, grazie anche a una condotta prudente del B. Il centro partita oggi lo giocherei in maniera diversa. A fronte delle debolezze (evitabili) in c5 e in a5, tenterei un controgioco al centro, non senza interessanti prospettive. Nella partita contro Mariotti, dopo un iniziale trattamento ordinario della Najdorf, sfugge la debolezza in e6 e si perde un pedone. Poi, con la T nera sulla colonna h, la partita sembra raddrizzarsi con il recupero del pedone. Si arriva a un tipo di posizione che mi è abbastanza congeniale, aperta e tesa, non priva di insidie anche per il B. Poi l’errore: 27…c5 (anziché Df5), impedendo momentaneamente l’irruzione della D nera, offrirebbe sicuramente qualche possibilità in più. Mi sa che Mariottti a quel punto aveva già eliminato molti avversari e forse dovetti giocare senza poter riflettere…

E vediamo dunque la prima di queste due partite 🙂

Immergetevi, se possibile, nell’atmosfera scacchistica della provincia degli anni ’70 (niente computer, niente motori, un paio di riviste, pochi libri), e poi dite la verità: voi, 3N o 2N o 1N di oggi, pensate che avreste retto il confronto per oltre 20 mosse con uno dei migliori giocatori di tutti i tempi? Sergio Sollima ci è riuscito…

Prego? Ah, sì: la partita con Italian Fury, Sergio Mariotti. Beh, quella la vedremo prossimamente, mica lavoro al blog a tempo pieno! 😀

PS: la foto in evidenza ritrae il nostro Sergio, allora un pupetto, nella simultanea (allora è un vizio!) dell’aprile 1967 tenuta da Alvise Zichichi al Circolo dell’Unione, a Cassino.

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Sergio Sollima

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